• Partecipanti 4° Write Contest
  • Accedi
    Reimposta password

  • Registrati

  • Accedi tramite    

    • Condividi questa pagina
  • Ultime discussioni
  • Loading...
  • Compleanni (3)
    • ~YumeHime~ (31)
    • vanessa9090 (33)
    • Ma17 (51)
  • ForumFree
    • Cerca utenti
    • Crea forum
    • Top Forum     Vota in Top
  • Categorie
    • Culture and knowledge
    • Predictions and astrology
    • Spirituality, religions and faiths
  • Sviluppato da Klo e El Gringo 89
  • Disc. attive
  • Accedi
  • Registrati
Hai notifiche non lette!
  • Partecipanti 4° Write Contest Contest & Giochi
    Torna alla sezione
  • Huginn&Muninn Designer

    La pecora bianca
    )o( NyX )o(

    03_21



    Ero solo un cowboy, di una piccola cittadina sperduta nel deserto del lontano West.
    Ogni giorno i viaggi da fare erano per portare acqua dalla riva del fiume più vicino, distante 10 km. Ma quel giorno fu diverso.
    In un villaggio così piccolo le voci giravano molto velocemente, sentii parlare di avvistamenti di indiani e lo sceriffo alla nostra riunione mattutina ci raccomandò di prestare la massima attenzione e che potevano essere ostili.
    A questo punto partimmo a cavallo io e miei compagni di viaggio per la raccolta dell' acqua, una volta presi 2 secchi a testa, uno a uno salivano in sella e tornarono al villaggio, io fui l ultimo.
    All improvviso il cavallo si spavento e scivolammo giù nella gola del canyon.
    Credo qualche ora dopo ci trovo qualcuno, degli indiani e ci portarono nel loro villaggio per aiutarci. Quando mi svegliai ero preoccupatissimo, dopo l allerta avuta nella mattina a credevo veramente che mi avrebbero mangiato o ucciso all istante, invece no, erano cordiali e gentili anche se non parlavamo proprio la stessa la lingua.
    Una ragazza si avvicinò, lei invece sapeva parlare bene e si offrii per farmi fare il giro del villaggio, mi racconto che si erano spostati da dove stavano prima perche si era prosciugata la loro sorgente e che erano di passaggio, io mi tranquillizzai, non so se più per le sue parole o per la sua bellezza, mi annebbió completamente il cervello, mi dimenticai del mio dovere alla mia cittadina, e pensavo solo è così carina e bella, lei era diversa, differentemente dalle altre indiane lei era Bionda si certo I lineamenti erano indiani e aveva la pelle scura ma questo non mi fermava, potei confermare che l amore era veramente cieco e che nulla possono gli ostacoli.
    Ero perso nei miei pensieri quando entrammo in una tenda e c'era una signora ambigua e a mio avviso strana, mi tese una mano e non sapevo che fare, così mi avvicinai, la ragazza mi disse che era la sciamana del villaggio ed era lei che mi aveva curato. Ad un certo punto ci zittii e i suoi occhi ebbero un mutamento, ci disse contestuali parole "qui e lì nessuno vi vorrà, siete estranei in una società crudele, il vostro posto è lontano e insieme questo è ciò che ora dovete fare, andate" ci guardammo e capimmo le nostre strade era già segnate, la sciamana aveva ragione siamo percorre bianche in un mondo di pecore nere... Continua





    Lo spirito del treno
    minerva83

    03_21



    Mary è una ragazza semplice all’apparenza, si veste sempre in modo sobrio conduce una vita molto prevedibile. Ma dietro i suoi capelli castani e i suoi grandi occhi verdi, conserva gelosamente un segreto, Mary vede gli spiriti.
    Ogni mattina Mary prende il treno per andare al lavoro, sempre lo stesso treno, si siede sempre allo stesso posto e guarda fuori dal finestrino la natura che la circonda. Non che il paesaggio cambi così rapidamente, ma osservare fuori la aiutava a non prestare troppa attenzione agli spiriti che ogni giorno accompagnavano il suo viaggio.
    A quella routine Mary era abituata, era diventata sua. Ma un giovedì mattina qualcosa avrebbe cambiato la sua vita per sempre, come sempre salì sul treno e si avvicinò al suo posto, ma vi trovò seduto un giovane di bell’aspetto, e dal viso molto dolce. Il vagone era semideserto, Mary prese il tutto il suo coraggio si avvicinò al giovane e gli disse “ per favore può cambiare posto? Vede quello è il mio posto preferito, mi siedo lì tutti i giorni e per me è importante.” Il ragazzo la guardò con uno sguardo curioso, poi gentilmente si alzò e la lasciò sedere, ma invece di allontanarsi si sedette di fronte a lei.
    “Piacere sono Thomas, scusi non sapevo il posto fosse suo. Prende il treno tutti i giorni?”
    Quasi stupita da quel contatto del tutto inaspettato, e ancora di più dal fatto che il giovane non se ne fosse andato.
    Dopo qualche istante però rispose “Piacere Mary, si lo prendo tutte le mattine, ma non l’ho mai vista” Thomas sorrise, il suo sorriso gli illuminava tutto il viso arrivando ai suoi occhi azzurri. Colpita da quel sorriso, rimase ad osservarlo qualche istante più del dovuto.
    Ma Thomas lo prese come un incoraggiamento a continuare la conversazione, le chiese del suo lavoro, del perché volesse proprio quel posto e le raccontò del suo nuovo lavoro e del motivo per cui lui era su quel treno.
    Quando Thomas arrivò alla sua fermata, si scambiarono un sorriso, Mary non riuscì a togliersi dalla testa quel ragazzo per il resto della giornata, sperava quasi di rivederlo. La mattina dopo, salendo sul treno riprese piacevolmente stupita di trovarlo seduto al suo posto, non appena Thomas la scorse si alzò e la invitò a sedersi. Parlarono nuovamente sino alla fine del viaggio, e continuarono a farlo per i giorni e le settimane successive, Mary iniziava a dimenticarsi persino degli spiriti del treno.
    Con il passare delle settimane il paesaggio fuori dal treno cambiava, ma Mary a mala pena se ne accorse, in lei iniziava a nascere un sentimento per Thomas, iniziava ad innamorarsi di lui. Anche se desiderava rivelargli i suoi sentimenti, non era sicura che lui potesse comprendere il suo dono, che capisse cosa significasse vedere gli spiriti, sentire le loro parole, comprendere quando facesse soffrire non poterli aiutare. Così lascio trascorrere il tempo, decise di godersi quei momenti passati con lui.
    L’estate seguì la primavera, e l’autunno arrivò in fretta, così come l’inverno, i sentimenti di Mary crescevano e lei ormai aspettava con ansia i momenti passati con lui. Una mattina di Novembre salendo sul treno Mary non lo vide, e neppure la mattina dopo, voleva contattarlo ma non aveva mai avuto il coraggio di chiedergli il numero, nella sua mente c’erano molte ipotesi, aveva cambiato orari, oppure lavoro, o magari più semplicemente si era stancato di lei e aveva cambiato vagone.
    Con la tristezza nel cuore e una grande malinconia negli occhi riprese a guardare fuori dal finestrino, ma non vedeva nulla, perché i suoi occhi erano pieni di lacrime.
    Dopo una settimana salendo sul treno Mary vide Thomas seduto al solito posto, il suo cuore mancò di un battito per la gioia, ma più si avvicinava più con orrore comprendeva che quello che aveva di fronte non era Thomas ma il suo spirito. Il suo cuore si spezzo in due dal dolore, si sedette e lo guardò negli occhi.
    “Tu mi vedi? “ Mary fece di si con la testa, non riusciva a parlare, le lacrime le chiudevano la gola. “Non piangere, sei così bella quanto sorridi, amo il tuo sorriso” Thomas fece per toccarle il viso e asciugarle le lacrime, ma si rese conto di non poterlo fare “mi devo ancora abituare a non poter toccare”. Un lungo silenzio intercorse tra i due, fu Thomas a spezzarlo “volevo vederti un ultima volta prima di andarmene, ma che tu possa vedermi e sentirmi è più di quanto sperassi, mi sono innamorato di te, ma non sapevo come dirtelo, avevo paura di perderti”.
    Mary avrebbe voluto abbracciarlo, dirgli mille cose, fermare il tempo per poter stare con lui ancora. Thomas si alzò si avvicinò a lei e le posò un invisibile bacio sulle labbra, poi le disse “devo andare ma il mio ricordo rimarrà con te, e mi rivedrai nel panorama che ci ha accompagnato in questi mesi. Poi svanì, ma mentre lo faceva Mary riuscì a dirgli “ti amo” . Da quel giorno Mary riprese a guardare il panorama ormai invernale fuori dal finestrino, ma nei suoi occhi non c’erano più lacrime, vedevano il suo amato.




    ‘A maschera
    Pettirosso

    03_21



    Quarche d’uno me disse ‘n giorno
    che nun se poteva fa ritorno.
    ‘Na vorta che sei partita
    è ‘nutile aggroviasse le dita...
    poi vola’ ‘n arto e tocca’ er sole,
    ma sempre qua devi sta, legata ae parole
    È ‘n’impresa trova’ ‘e frasi giuste
    è ‘na lotta coprisse pe’ parè più robbuste.
    Ma tu madre t’ha ‘mparato, che basta vortasse dall’artra parte
    e se po vive ‘a vita come fosse ‘n arte
    Ma aricordate che si te vorti ‘ndietro
    ‘a maschera ar viso, nun po esse de vetro!
    Er vetro è trasparente
    è come si nun c’hai ‘ndosso gnente!
    Mo va’ e nun te lamenta’...
    ‘nvia sta risposta poco sognante
    cheppoi è come te, ‘na cosa delirante



    VIAGGIO AL CENTRO DELL`ANIMA IN INVERNO
    cristallodelmattino

    03_21



    Era stato l`inverno più lungo e gelido degli ultimi anni... Il suo freddo aveva pervaso ogni parete dell`anima, il suo vento aveva lasciato parole nuove alle porte della mente, che avrebbero atteso come grumi di gemme un`alba in grado di accoglierle e farle entrare.
    Teanna osservava silenziosa gli ultimi cristalli di neve sciogliersi fuori dalla finestra, mentre l`orso dormiva in disparte, rannicchiato accanto al fuoco che si accartocciava e sembrava sussurrare sillabe sconosciute, custodite nel segreto della fiamma.
    L`orso ronfava e sbuffava, e il calore di tutta la stanza sembrava provenire più dalla sua enorme bocca aperta che dal focolare.
    Teanna gli aveva lisciato il pelo con la spazzola, e stava preparando una tazza di bollente tisana di mirtilli, la preferita dell`orso...
    Lo accudiva fin da quando, ancora cucciolo, lo aveva trovato sotto a un enorme abete, con gli occhi sbarrati dal terrore, con accanto il corpo senza vita di un bellissimo uomo, forte e robusto, misteriosamente riverso sul terreno, senza alcuna ferita che potesse far pensare a un incidente o a un omicidio...
    Sotto una zampa dell`orsetto, c`era soltanto un foglio ripiegato, tinto di un colore giallo sbiadito, che gli dava un`aria antica, come fosse piovuto da un cielo di mille anni prima.
    Teanna, che allora era pure lei una cucciola, seppur d`uomo, aveva con le sue paffute manine raccolto il biglietto e, traendo il massimo rendimento dai suoi piccoli progressi in fatto di lettura, aveva tentato il possibile per decifrare i segni tracciati sulla carta con una calligrafia perfetta e degna di un miniaturista.
    "O - ra - so - no - un - or - so - co - me - in - vi - ta - l - a - ni - ma - mi - a - So - lo - a - mo - re - mi - in - se - gne - rà - ad - a - ma - re".
    Ora sono un orso, come in vita l`anima mia. Solo amore mi insegnerà ad amare.
    Teanna aveva letto, senza capire.
    Posando l`oscuro messaggio nella tasca, se l`era poi dimenticato lì, in un cappotto via via sempre più stretto, per 10 anni, mentre dell`orsetto, oramai diventato uno splendido esemplare adulto, non si sarebbe più scordata...
    Lo chiamò Beat, come il battito ruggente del cuore quando lotta per qualcosa che desidera con tutta la forza che gli scorre in quello spazio così piccolo ma potente.
    Non passò giorno in cui Teanna non gli elargisse tutte le cure possibili, e tenesse in disparte solo per lui le migliori provviste del bosco o comperate al mercato del villaggio, distante 10 chilometri dalla loro minuscola casa di legno.
    Teanna, orfana già da quando aveva 2 anni, sentiva in quell`imponente animale la propria culla, l`angolo caldo che il mondo le aveva da sempre negato...
    Neppure una particella d`affetto verso Beat era sprecata: in qualche modo, era sicura che quell`orso la stava proteggendo, pur senza parola, dalla profondità dei suoi occhi buoni, dalle carezze fermate in quelle zampe troppo goffe per disegnarne di nitide e precise.
    Con Teanna l`orso non aveva nulla di selvatico: pareva un mite gattino caduto per caso nel corpo maestoso che lo conteneva.
    Spesso erano soliti camminarsi accanto sulla neve, e i cacciatori che giravano dalle loro parti alla ricerca di prede da riversare sulle proprie tavole, conoscevano la strana coppia e ne studiavano ridendo, e intimamente affascinati, le orme sul manto bianco: impronte d`un animale e d`una ragazza che parevano due calamite unite da un filo inestirpabile, due magneti che si erano rintracciati ed intrecciati nell`universo, e che qualunque forza determinata a dividerli avrebbe avuto il suo bel da fare per realizzare l`impresa.
    L`orso, quando percepiva nell`aria un odore d`umano che non fosse quello di Teanna, diventava improvvisamente aggressivo, si alzava sulle due zampe posteriori, apriva la bocca dilatandola tanto che avrebbe potuto trattenere al suo interno dieci panini giganti e imbottiti, e sfoderava la fisarmonica dei denti, affilati come stalattiti, spade lucenti immerse nella roccia della propria potenza e rabbia.
    Nessuno osava avvicinarsi a quella bestia, che però non avrebbe attaccato alcuno, a patto di non istigarla, e lasciarla nella sua placida quiete, all`ombra degli abeti e dentro la casupola che condivideva con Teanna, la regina del suo cuore.
    Più trascorrevano gli anni e più Teanna non aveva occhi e pensieri che per Beat... E pian piano, ai primi sentori della propria maturazione fisica e mentale, guardandolo, percepiva un impeto nuovo e sconcertante, che subito si affrettava a soffocare, arrossendo e cercando di impegnarsi in qualche faccenda inventata sul momento.
    L`orso sembrava ricambiare quegli affanni con uno sguardo di una tristezza poderosa, le pupille inumidite da ragionamenti che per qualsiasi umano sarebbero stati inaccessibili.
    Giorni, sere, notti, piogge, venti e giri di sole turbinavano sulla casa di legno assieme alle stagioni, senza mai entrarvi del tutto, senza scalfire l`equilibrio che era come una cornice luminosa, al cui interno si muovevano Beat e Teanna.
    Quando dei funzionari di polizia locale vennero a cercare Teanna per affidarla ad un`educazione scolastica, a malincuore la giovane donna dovette lasciare durante il giorno l`orso e il suo ambiente, per imparare nozioni e date prima impensabili, e inutili per quel che voleva e sentiva. Fece uno sforzo e riuscì a diplomarsi, contenta ogni volta che rientrava nel proprio perimetro naturale, fatto di un legno dolce e profumato di resina, gocciolante della pioggia d`alta montagna, ricco di anelli impressi sulla superficie, a ricordare la circolarità della vita.
    Durante il periodo scolastico, Teanna - bionda e sorridente, umile e silenziosa - attirò l`ammirazione di molti maschi, e l`invidia di molte femmine che circolavano fra i corridoi e nelle classi. Nessun ragazzo riuscì però ad esserne - anche solo minimamente - ricambiato, e si sorprendevano a vederla disegnare durante l`ora di pausa, ininterrottamente, orsi di tutte le fattezze e dimensioni, ritratti in infinite espressioni e movimenti del corpo, riempiendo fogli ed agende...
    Mese dopo mese iniziarono a prenderla per <<svitata>>, <<snob>>, <<una dai gusti incomprensibili>> e, infine, un`<<emarginata>>... ma camminare ai margini non le faceva paura, poiché Teanna era abituata a starci sopra con delicatezza, come fili da equilibrista, perfettamente a suo agio... Anzi, essere tagliata fuori da tutti le assicurava ancora maggior concentrazione nella propria arte.
    Finalmente arrivò la primavera, spargendo dalle proprie mani improvvisi e intensi profumi, colori che l`inverno aveva a lungo covato sotto una coperta immobile, e propagando fra uomini ed animali l`eco che fa desiderare di lasciare in eredità ad una nuova creatura i propri lineamenti del viso e del cuore.
    Fu in una notte di luna piena di metà primavera che Teanna - non riuscendo a prender sonno - impugnò la matita e incominciò un disegno più grande del solito.
    Tracciò per intero l`orso, consumando quasi metà grafite per non trascurare neppure un pelo del suo manto, e un naso umano che lo sfiorava sulla punta del muso... Poi fu sopraffatta dall`illusionista Morfeo, e si addormentò, con il foglio sulle ginocchia, e la finestra scurita, immersa nella notte.
    L`indomani, mentre Teanna stava camminando verso il mercato del villaggio per cercare gli ingredienti di una nuova ricetta da cucinare al suo amato Beat, la fermò una strana donna, vestita di abiti dalle tinte vivaci e rattoppati, con una variopinta bandana sulla testa, e un vistoso orecchino giallo e brillante, che pendeva dall`orecchio sinistro, e sembrava quasi volersene staccare, tanto ne era il peso. In una mano teneva una tovaglietta rossa, e nell`altra stringeva alcuni scuri tasselli di carta.
    Teanna smise di camminare, spalancando gli occhi a quell`inedita visione, e chiese: << La conosco, signora? >>.
    La donna fece cenno di no col capo, e l`invitò a seguirla. Teanna le stette dietro, a passi incerti, non sapendo se era poi così opportuno obbedire alle indicazioni di una perfetta sconosciuta. La signora aveva degli occhi neri e calmi, come se il mare che in essi era contenuto fosse magistralmente tenuto a bada, fino a non dare cenno delle proprie onde.
    Giunte presso un tendone di color verde, la donna scostò il telo che ne costituiva la primordiale porta, lo trattenne per far passare Teanna, poi si chinò ed entrò lei stessa.
    Il forte odore di incensi nell`aria rendeva il minuscolo spazio irrespirabile, così Teanna si sforzò di non farci caso, mentre la testa le pareva sul punto di scoppiare.
    << Chi siete voi? >> le chiese la signora.
    << Come? >> rispose incredula la ragazza. << Pensavo di fare la stessa domanda a voi, poiché siete stata voi a fermarmi mentre camminavo. >>
    << Io non so chi siate >> riprese, imperscrutabile, la misteriosa presenza, mentre sistemava la tovaglietta rossa su un mobiletto di legno opaco, e disponeva sopra essa i tasselli di carta, che si rivelarono essere dei tarocchi, dall`aspetto consunto. Si sedette su una seggiola vecchia e scricchiolante.
    Teanna cominciò a considerare seriamente di essere capitata nel posto sbagliato, e con un leggero broncio, a metà fra lo sconforto e la paura trattenuta, fece per girare le spalle alla signora, il cui viso alla flebile luce della candela rivelava rughe profonde, curiosamente invisibili al sole.
    << Come va con l`orso? >>
    A quelle parole, Teanna si fermò, come paralizzata.
    << Co - come ha detto, scusi? >>
    << Il biglietto che trovasti anni fa lo scrissi io. >> riprese la donna. << Solo un`anima pura avrebbe potuto raccoglierlo e, pur senza comprenderlo, realizzarlo.
    Io non conosco il tuo nome, ma la tua anima è d`un celeste intenso, e con te Ralper ha potuto imparare ad amare. Era un uomo che ha commesso crudeltà, il suo cuore era più duro di una vetta d`alta quota. Ho deciso di non affidarlo ad altre vite per espiare le colpe, e l`ho rinchiuso in un corpo da orso. Appena non ha potuto più fare ciò che nelle sembianze umane avrebbe potuto quotidianamente, cioè esprimere e ricevere amore, subito ha rimpianto la propria passata condizione e, soffrendo, ha capito quel che aveva arrecato agli altri.
    Ma non bastava soffrire... Doveva amare. E tu hai potuto far scorrere linfa d`amore fra le vene maestose del suo corpo. >>
    Teanna a stento convinceva le lacrime a non abbandonare i propri occhi.
    << Io... io lo amo. Sarà costretto a rimanere per sempre intrappolato in quel corpo da orso? >>
    << Questo dipende da... da... >> la zingara abbassò gli occhi. << Non lo so. Mi sentivo in dovere di chiarirti la situazione, e di ringraziarti per quanto di buono hai fatto finora verso Beat. >>
    << Io credo che abbia sofferto abbastanza... E capìto tutto ciò che c`era da capire! La prego, lo liberi! >> Teanna cominciò a singhiozzare.
    << I limiti del corpo servono per guardare oltre... Per farci comprendere quanto grande è l`amore. >>
    << Posso tornare qui qualche volta? >> chiese Teanna.
    << Tutte le volte che vorrai. Sei la benvenuta. >>
    << Grazie, signora... >>
    Si salutarono, e Teanna ritornò - lentamente, meditando, con le mani intrecciate dietro al grembiule - a casa, da Beat.
    Gli regalò una lunga carezza, con gli occhi lucidi. Beat fece un ruggito d`emozione, e dondolò più volte il proprio corpo a destra e a sinistra, per sfogare la felicità. Quella sera stessa Teanna terminò il suo disegno.
    Corredò il naso che sfiorava il muso dell`orso, sul foglio, con il proprio viso, e tracciò le labbra immerse in un tenero bacio fra lei e Beat.
    Si addormentò con la testa sulla pancia dell`orso. Al mattino una mano le stava percorrendo i bordi del volto e, quando riaprì gli occhi, Teanna emise un urlo che solo per via delle montagne circostanti non fu possibile udire nel raggio di 10 chilometri.
    Al posto di Beat c`era uno splendido esemplare...d`uomo.
    Quello che ebbero da dirsi e da vivere per tutti gli anni successivi non riuscirebbero diecimila fogli a raccontarlo. Solo un piccolo biglietto potrebbe bastare... Lo trovò Teanna, e la calligrafia era identica a quella di molti anni prima. Ma questa volta le sillabe si susseguivano senza fatica, e la difficoltà era soltanto nel cuore, che batteva all`impazzata.
    Tre parole, su un foglietto giallo come piovuto da un cielo che non era poi tanto diverso da quello di un tempo. Loro invece sì, completamente.
    Lesse, e poi lo porse a Ralper.
    Dipende da noi.
    Piansero e si baciarono.

    Soltanto da noi.

    03_21







    Il prescelto
    - Imperatrix -

    03_21



    Milleni fa, nella capitale dell'Impero Romano d'Oriente, Bisanzio, occasionalmente capitava che per scegliere la futura sposa del basileus si svolgessero particolari gare di bellezza, al termine delle quali la prescelta veniva omaggiata con un pomo d’oro. Proprio come quello che la dea Eris si divertì a far rotolare, durante il simposio nuziale di Peleo e Teti, sulla tavola alla quale banchettavano gli déi. “Alla più bella” vi era inciso sopra e tre splendide dee, Era, Atena e Afroditese, se la contesero insieme al titolo,… e fu proprio l’assegnazione di questa a causare la prima guerra mondiale della storia, la cosiddetta guerra di Troia.
    Ora mi domando se il pomo dorato che verrà consegnato oggi presenti o meno qualche particolare iscrizione. “Al più bello” magari? Trattengo a stento un sorriso. Devo rimanere impassibile. Questa sera finalmente verrà proclamato il vincitore, il prescelto.
    All’inizio eravamo circa un centinaio provenienti da ogni angolo dell’Impero. Con il passare dei giorni, siamo stati valutati attraverso diverse gare di ingegno, cultura, resistenza fisica, combattimento e quant’altro venisse in mente agli organizzatori dell’evento, a mio parere più per divertire i nobili imbellettati presenti, piuttosto che per valutare le nostre reali capacità.
    E noi che siamo stati tutti educati, addestrati e preparati per questo specifico avvenimento abbiamo dato del nostro meglio, proprio come tutti si aspettavano. E ora siamo rimasti solo in due.
    Per questa sera entrambi siamo stati tirati a lucido, profumati, i nostri capelli brillantinati e i nostri volti sbarbati alla perfezione. Ci hanno fatto anche indossare l’alta uniforme imperiale fresca di bucato e delle scarpe talmente lucidate che ci si poteva tranquillamente specchiare sopra. E io sinceramente ammetto che ho fatto fatica a riconoscermi nel giovane uomo che mi fissava dallo specchio.
    Io e il mio compagno, avversario, rivale, in qualunque modo lo si voglia definire, ci troviamo in questo istante nella stanza dei ricevimenti. Immensa, un ambiente luminoso ricoperto integralmente di tessere marmoree e preziosi tessuti. Per stemprare il primo caldo estivo, avevano lasciato aperte le portefinestre che davano sui rigogliosi giardini imperiali. Meglio così, il colletto rigido della divisa mi rendeva difficoltoso respirare e lo svenire davanti a tutti sarebbe di certo stato considerato sconveniente.
    E intanto ci ritroviamo esposti come oggetti davanti a tutta la corte imperiale. Uno di fianco all’altro, sull’attenti, immobili, con lo sguardo fisso, perso nel vuoto davanti a noi, in attesa.
    Sento il brusio delle persone che ci circondano, un misto di apprezzamenti e critiche proveniente da chi patteggia per l’uno o l’altro dei due pretendenti. E se alla fine non scegliesse nessuno di noi due? Già in passato ci fu un precedente e l’erede preferì ritirarsi a vita privata abdicando a favore del fratello. Al pensiero un brivido mi scorre lungo la schiena, la mia famiglia da anni ha investito tutto ciò che aveva pur di darmi la possibilità di essere qui in questo momento. Non posso deluderli, ma allo stesso tempo mi ritrovo impotente di fronte a questa situazione.
    Frammenti di commenti mi giungono all’orecchio, spezzati e confusi. Di certo la vita a corte deve essere un vero e proprio inferno. Non mi riferisco certamente agli ambienti che ci circondano e che ho potuto vedere in questi giorni, in grado di fornire ogni possibile comfort. Una commistione di lucidi e pregiati marmi colorati, sete brillanti e morbidi tappeti persiani, mobili pregiati splendidamente intagliati e lampadari giganteschi arricchiti da cristalli con migliaia di luci brillanti. No, la mia valutazione è più rivolta alle persone che ci fissano e giudicano da quando è iniziato il tutto, molte delle quali frequentano abitualmente la corte. Mi sono ripromesso che se mai sarò proprio io il prescelto, farò di tutto per modificare questo stupido cerimoniale che ormai da secoli è diventato la prassi comune per scegliere il consorte dell’erede al trono di turno.
    Il suono squillante delle trombe mi distoglie dai miei pensieri. Il momento è giunto. L’erede al trono sta per arrivare con la sua mela dorata stretta tra le mani.
    Sento la porta aprirsi e il successivo frusciare delle vesti dei presenti che man mano al suo avanzare si inchinano per porle omaggio. Dei passi delicati ma decisi, seguiti da altri, deduco si tratti delle persone appartenenti al suo entourage più ristretto, si dirigono verso di noi che rimaniamo impassibili continuando a guardare fisso davanti.
    Un piacevole profumo di fiori mi coglie di sorpresa. Ci ha raggiunti. Percepisco un leggero schiarimento di voce, ma non capisco di preciso da dove provenga. Non posso ancora abbassare lo sguardo, e tutto ciò che intravedo è solo la sommità del suo capo dai lucenti capelli castani impreziositi da pietre preziose e fiori profumati.
    Un ulteriore schiarimento di voce, accompagnato dal movimento del mio rivale che si inchina di fronte alla scelta, mi costringe ad abbassare lo sguardo. Due delicate mani candide e femminili stanno tendendo una sfera dorata all’altezza del mio cuore.




    Look that guy!
    Per un gioco del destino.

    Empathetic

    03_21



    Questa storia nasce, si sviluppa e accade ascoltando e canticchiando nella mia mente due canzoni in particolare: Stay Frosty Royal Milk Tea e The last of the Real ones. Entrambe dei Fall out boy.
    Se avete voglia di vivere questa storia da un altro punto di vista, vi consiglio di rileggerla una seconda volta, mentre o dopo aver ascoltato queste due canzoni, che sto adorando davvero tanto!!


    Dove sia e perché sia qui è una storia lunga e complessa da raccontare, però posso provare a raccontarvi cosa sto per fare e una parte del percorso che mi ha fatto arrivare qui. Prima di iniziare con questa storia, che mi porto nel cuore con somma gratitudine, voglio partire un attimo dalle basi e fare un piccolo escursus su chi sono io.
    Il mio nome non è importante, e rivelandovelo vi conferirei troppo potere, non ho ancora assunto un nome magico, abbiate pazienza! Per comodità, se ce ne sarà bisogno, potrete chiamarmi Lùk! Se vi chiedete perché ho scelto questo nome, e so che non lo state facendo, è un modo per soddisfare le mie inconscie manie di protagonismo; Lùk, infatti, ricorda il verbo guardare in inglese: "Look", e personalmente ritengo un privilegio avere la possibilità di girarsi e inserirsi in una conversazione appena qualcuno dica "Guarda questo"; un modo come un altro di sentirsi al centro del mondo, come se ogni volta che qualcuno prestasse attenzione a qualcosa, quel qualcosa fossi io.
    A circa tredici anni scoprii di essere un medium, vedevo spiriti, li percepivo, interaggivo con loro, facevo sogni strani e via dicendo. Ho avuto varie esperienze con il mondo dell'occulto e alla fine sono finito per essere risucchiato al suo interno. Non ho avuto molta scelta a dire il vero, semplicemente le cose accadevano, una dopo l'altra e poi BOOM!! hanno smesso e ancora KABOOM!!! sono ricominciate. Credo sia stata colpa degli ormoni, insomma, a quell'età accadono cose abbastanza strane al tuo corpo e la concentrazione del sangue in punti del corpo diversi dal cervello, non aiuta la capacità di discernere i vivi dai morti...
    Quindi, vedo gli spiriti e altra roba strana e questo mi ha avvicinato allo studio dell'esoterismo. Da un annetto scarso, faccio parte di una congrega, vi sono entrato dopo essere stato per due mesi in una setta che venerava un certo demone Zozzo, non chiedetemi chi sia, perché credo non l'avesse capito nemmeno il sommo sacerdote. Una cosa certa è che non doveva lavarsi tanto spesso quell'entità, il suo nome non ricorda esattamente una marca di bagnoschiuma... Comunque, è stata un'esperienza, decisamente strana, ma comunque un'esperienza.
    Scusate mi sono perso!
    Tornando a noi, la mia congrega segue una religione molto simile alla Wicca, discerne il divino in due entità: una maschile, che rappresenta il principio attivo, e una femminile , che rappresenta il principio protettivo. Entrambe le rappresentazioni sono identificabili con l'universo stesso...culto abbastanza interessante, ve lo consiglio!
    Attualmente non mi trovo fisicamente nel luogo dove mi vedete, questa è una rappresentazione della mia coscienza, una specie di proiezione astrale. Quella che vedete è l'area subito dopo l'entrata, a circa quattro metri dall'altare.
    La struttura a cui faccio riferimento si trova in Italia, il mio Paese natale, mentre io mi trovo in Irlanda, a Dublino, a frequentare un anno all'estero per migliorare il mio inglese. Vi racconto questa storia a circa venti giorni prima della fine del mio percorso qui in Irlanda. Preparatevi a risvegliare l'adolescente che custodite in voi, perché questa storia è mirata a raccontare le passioni di un fanciullo, che si scopre pian piano, man mano che il tempo passa.

    Tutto inizia due settimane fa, una mattina, di un tranquillo sabato, mi trovavo sul solito bus, il 32A, diretto verso il centro città, ancora immerso nel torpore di chi da poco ha lasciato l'abbraccio di Morfeo. Ero seduto al piano di sopra, al primo sedile, di fronte la grande vetrata che ti permette di vedere la strada e i paesaggi lungo la tratta. Malgrado l'Irlanda voglia distaccarsi il più possibile dal Regno Unito e dalla sua cultura, gli autobus hanno la tipica struttura "British" : volante a destra, due piani, guidatore scorbutico, passeggeri con gli auricolari nelle orecchie per disinvogliare chiunque a rivolgergli la parola se non strettamente necessario, una stretta scalinata che somiglia di più allo scivolo di un parco acquatico e un' enorme vetrata al piano di sopra che consente a chi siede ai primi posti di godersi la tratta come in un cinema.
    Non ricordo se accanto a me ci fosse qualcuno di vivo, era troppo presto per un normale irlandese per riuscire a compiere un'azione coscientemente e non sembrare uno zombie.
    Dopo la solita ora di bus per arrivare in centro, mi trovavo in perfetto orario per l'appuntamento che avrebbe riempito quella giornata, ma grazie al destino, la ragazza che avrei dovuto incontrare era terribilmente in ritardo, in realtà anch'io lo ero, ma lei questo non lo sa. Il luogo di incontro era il Wax, un locale che si trova perfettamente allineato all'O'Connel Brigde, uno dei ponti che consentono di attraversare il fiume che taglia la città. Nessuno ha la minima idea di cosa ci sia all'interno di quel pub, la facciata è tappezzata di manichini e busti vestiti da super eroi, ciò lo rende visibile e riconoscibile a qualunque ora e in qualunque contesto.
    Non spenderò tempo per rivelarvi il nome di quella ragazza, perché non è importante per la storia ,seppur il suo ruolo nel mio destino lo sia stato.
    Il lungo-fiume di Dublino è stra-pieno di fantasmi, questi, assumono caratteristiche diverse a seconda dell'area...Intorno ad O'Connell Bridge si trovano principalmente gli spiriti dei senza-tetto che , morti di vecchiaia o per altre ragioni, hanno deciso di fare ritorno nei pressi del ponte che li ha ospitati in vita. Non ho mai provato ad interagire con loro, quando passeggi ti guardano sorridenti, con l'espressione di chi rimembra qualcosa con nostalgia, probabilmente la vita, ma che è comunque felice di ciò che ha. Ogni volta che tento di avvicinarmi, la paura di perturbare la loro calma mi colpisce. Così li guardo e loro guardano me e quando ho bisogno di ricevere un sorriso, me lo rivolgono, tirandomi su di morale.
    Intorno alle dieci e mezza, la ragazza mi avvertì che avrebbe fatto ritardo. Da una parte sarei potuto entrare all'interno del Wax e aspettare lì dentro, diventando lo scopritore del grande mistero di cosa cela, ma la mia mente decise di scegliere un'altra meta incantata: forbidden planet.
    Non si tratta di un castello, o di un pianeta alieno, di una scuola di magia, dell'avengers' tower, della fortezza della solitudine o della terra di mezzo, ma di tutti questi mondi messi insieme, custoditi all'interno dei suoi scaffali, accessibili attraverso portali colorati e dalle strane raffigurazioni...in parole povere è una fumetteria.
    Quel giorno vi era la giornata del fumetto gratis, così mi misi in fila, per entrare e ricevere la mia manciata di fumetti gratis. E proprio sulla soglia venni colpito, travolto, preso a calci e cazzotti dalla mia stessa essenza, che aveva trovato un'anima a sé affine. Un ragazzo, alto circa un metro e ottantacinque, carnagione chiara, mascella quadrata, naso leggermente ricurvo e capelli lunghi, castani, con una striscia color platino che si distingueva dalle altre ciocche. Potrei stare qui ad elencarvi mille altri dettagli che lo caratterizzavano, come ad esempio il suo tatuaggio a forma di freccia sull'avambraccio; come se non gli fosse già comparsa un'enorme freccia rosso fuoco sopra la testa, facendolo distinguere ai miei occhi tra una cinquantina di persone all'interno del tri-locale. È buffo che quando l'amore ti colpisca si manifesti sempre in ritardo, quel giorno la mia unica reazione fu dire alla ragazza che aspettavo, quando finalmente arrivò, che trovavo carino l'adetto alle entrate dell'evento. Forse sono io il problema, insomma, sono uno di quei tipi che quando sentono una battuta inizia a ridere dopo che tutti quanti hanno già smesso...
    Quel giorno non interagii con lui, ma il suo aspetto mi rimase impresso nella mente, indelebile, come la freccia che aveva tatuata sul braccio.
    Fu una giornata divertente, andammo alla ricerca di negozi di esoterismo e ne trovammo uno, il Dervish, ad oggi una delle mie mete preferite di quando vado in centro. Ci facemmo fare le carte da una chiromante, il cui occhio interiore sembrava avere una brutta congiuntivite, non essendosi nemmeno resa conto che ciò che gli suggeriva il futuro era lo spirito di un suo amante di gioventù tornato dall'aldilà per tormentarla. Ad ora di pranzo andammo a Bray, una cittadina di mare lungo la costa est del Paese, ed è lì che quella ragazza si rivelò essere un'importante carta nella mano del destino. Mi sfidò, dopo che avevo parlato per tutta la mattinata del ragazzo, dovevo rompere la linguetta della lattina di coca cola, un giochino stupido che avremmo fatto tutti quanti una decina di volte nella vita, se si fosse rotta ad un numero pari, allora, avrei avuto l'obligo di provarci con lui e così fu.
    Verso le sei di pomeriggio tornammo da forbidden planet, ma lui non c'era. Ci riandammo il giorno dopo, ma di lui neanche l'ombra, né nella realtà né sui social.
    Passò una settimana e il sabato seguente, nonché sabato scorso, andai in centro, da solo. Avevo pensato a lui tutta la settimana, sperando di poterlo rincontrare e sperando davvero in quello che il destino mi aveva suggerito, anche se in modo così sciocco. Quella mattina tutto sembrava volgere a mio favore, trovavo un semaforo verde dopo un'altro e l'aria vibrava di una bella energia.
    Subito prima di varcare la soglia della fumetteria, lo vidi al suo interno e dopo aver assunto le stesse sembianze cerulee di uno degli spiriti di Grafton Street, scappai, rifugiandomi tra le strade di temple bar. Mi sedetti in uno dei vicoli che caratterizzano una delle zone, se non la zona più famosa di Dublino. Tra le cose belle di questa città c'è il fatto che anche il più schifoso dei vicoli possiede dei bei colori.
    Ero seduto sullo scalino del marciapiede, l'avamposto aveva la strada di mattoni in pietra, così come il marciapiede. Il lastricato era unticcio di pipì, vomito e birra della notte precedente, per fortuna, l'odore dell'acqua del fiume spazzava via il tanfo delle avventure notturne dei turisti in cerca di sbronze. La stradina si trovava tra due locali i cui colori assumevano ancora più luminosità grazie al grigio topo delle pareti spoglie e del lastricato. Ulteriore luce era data ai graffiti e proprio quelli, assieme ai colori e alle insegne dei locali, donavano personalità uniche ai vicoli di Dublino.
    Tra il rosso, il verde e i murales in pop art color ocra, magenta e ciano, una figura trasandata mi si avvicinò. Man mano che la distanza tra di noi diminuiva, la sagoma diventava più nitida e meno fatiscente.
    Non chiedetemi in che lingua si sia svolta la conversazione, perché non ve lo so dire. Si sedette accanto a me.
    Vi rivelo che avevo paura. Non sono un ragazzo superficiale, ma la memoria genetica e l'educazione che ci viene data, trasmette in ogniuno di noi una forma di diffidenza da chi ha un aspetto trasandato. Rimasi lì, immobile, come se lo spirito potesse andarsene o svanire non sentendomi reagire. Le sensazioni che mi trasmise all'inizio della sua presenza erano...grigiastre. Per fortuna rimase lì e non si lasciò mortificare dal mio comportamento, poi parlò e sono sicuro che la sua voce si sentì solo nella mia testa: -Stai aspettando qualcuno?- mi disse in modo monotono, mentre guardava il vuoto nel lastricato. Non risposi, ma non gli importò. Se non fossi stato paralizzato dalla paura, sarei scappato a gambe levate. -Io sto aspettando una persona, l'ho aspettata per tutta una vita...- la sua voce si spezzò, come se si stesse strozzando da solo. Facendimi coraggio girai la testa per scrutare la sua espressione. Non la vidi. Il volto era tenebroso e si confondeva con i movimenti dell'aria.
    -Sto aspettando di trovare il coraggio di riuscire a sopportare che le cose vadano male.- gli dissi...
    ...Sono molto fiero di essere riuscito a produrre una frase così ben articolata in un contesto del genere, ho sempre saputo di avere il cuore di un coraggioso grifondoro.
    Udite le mie parole girò la testa e nel farlo la sua figura si increspò, rivelando alcune caratteristiche del viso, che rimanevano, comunque, celato, dietro una coltre di purviscolo volante. Riuscii a scrutare parte del lato destro del viso e uno dei due occhi. Il suo sguardo si era increspato e non so perché, in quei lineamenti rividi i miei.
    Passiamo vite intere ad aspettare che succeda qualcosa...-
    Prima che finisse la frase, accade una cosa che mi fa ancora venire i brividi se ci ripenso.
    Iniziai a parlare con la sua voce...-...alla ricerca di un segno, che ci assicuri che le cose vadano come vogliamo noi.-

    Per fortuna smise, altrimenti non sarei riuscito a dormire fino all'anno prossimo.

    -Sperando che ciò che aspiriamo, sia quel che il destino abbia in serbo per noi. -
    Poi si alzò e come era arrivato se ne andò, lasciandosi svanire nel nulla.

    Ora, non so per quale motivo mi avesse lasciato appeso, ma il suo discorso non era finito. Tra i miei pensieri si stava formando una frase, che nessuno aveva pronunciato: "Se aspiri a qualcosa, dimostra al destino che sia bene per te, e ti premierà."

    Probabilmente è la ragione per cui quello spirito stava ancora aspettando. Probabilmente, voleva dimostrare a qualunque cosa manovri i fili della realtà in cui viviamo, che l'incontro con quella persona, sia importante, affinché il suo percorso si compia.

    Ritornai da forbidden planet, l'idea di affrontarlo non faceva più così paura.
    Il ragazzo si trovava alla cassa, così feci un respiro e gli parlai. Gli chiesi aiuto per fare un regalo a un amico e lui mi aiutò mostrandomi dei patibili fumetti che corrispondevano alle mie richieste. Ancora dopo una settimana, ripenso a quell'interazione: a come si muoveva, era più scordinato di una foca che tenta di rotolare verso la riva, ai modi in cui gesticolava e a quando canticchiava la canzone di sottofondo; mi viene da sorridere come un deficende; sono davvero cotto!
    Così, dopo aver pagato gli ho chiesto come si chiamava e le referenze social...in un modo decisamente impacciato e anche sgrammaticato, ma pazienza!

    È passata quasi una settimana da quel sabato.

    Mi sono proiettato nel tempio, a camminare verso l'altare, per ringraziare il Dio e la Dea o l'universo che siano, per tutto quello che mi accade: per il ritardo di quella ragazza, per avermi fatto innamorare di un ragazzo, per avermi convinto a provarci con lui, per avermi fatto incontrare quello spirito, per tutti gli insegnanti che provano a donarmi, per le prove a cui mi sottopongono per farmi crescere.
    E qui, in un luogo imprecisato, mentre sfondo la quarta parete e cammino verso una meta simbolica, percepisco la presenza del destino che mi accompagna nel mio viaggio e spera con me che tutto vada bene.




    I GENITORI DI ELEONORA

    Lucretia Giorgi

    03_21



    Premessa
    Ammetto che il racconto, piano piano, diventa sempre meno leggibile ma ciò è dovuto al fatto che lo scritto tra le 4 e le 7 del mattino(londinesi),in balia del sonno che non era abbastanza per farmi dormire. Quindi vi prego di apprezzare comunque il frutto del mio sonno


    Decidemmo di passare l'estate in campagna andando in una casa in affitto. Il problema è che o erano casette vecchie, che,ovviamente, costavano poco, o erano mega villoni con prezzi spropositati! Alla fine, dopo 2 settimane di ricerca, l'abbiamo trovata! Era lei, la casa perfetta al prezzo perfetto, anzi, forse troppo basso: era un villino a valle di un colle con vicino un bosco, che era praticamente gratis confrontato alle altre case. Ormai era deciso: la prendemmo! Ricordo ancora che, quando stavamo per arrivare, vedemmo una casetta più piccola, e modesta, con dentro un'anziana signora che ci fece cenno di entrare. Ovviamente non potevamo fidarci della prima persona che ci diceva di entrare, ma non potevamo neanche restare lì in macchina tutto il tempo: erano già da 4 ore che stavamo viaggiando. Decidemmo così, dopo esserci consultati, di fermare la macchina e di andare dall'anziana signora, la quale, al nostro arrivo verso il suo porticato, ci aprì la porta con un sorriso da nonnina dolcissima, tanto da farti venire le carie!
    -"Volete restare per cena" chiese la dolce vecchietta, fidandosi ciecamente di noi(e, in parte, noi di lei). Esitammo, ma stava calando la notte e mancavano ancora 3 ore di viaggio, quindi non sapevamo se era più conveniente un sì o un no.
    -"Farete compagnia alla mia nipotina, che ha la vostra stessa età. Sapete, lei è un po' sola dato che viviamo dispersi nel nulla, e non ha nessuno con cui parlare"
    Riprese l'anziana signora. Ora, capite bene che la domanda che sporge spontanea è:
    -"Dove sono i suoi genitori?"
    -"lì" rispose, indicando fuori dalla finestar 2 lapidi nel giardino. Vicino quelle lapidi, scorsi una ragazza vestita in modo strano: sembrava una di quelle donne nobili dei quadri settecenteschi! Chissà dove lì ha presi quei vestiti, vivendo in campagna. Comunque, accettamo l'invitò della vecchia signora e restammo per la cena, che ci venne sevita 1 ora dopo. Nel frattempo, aspettamo davanti al fuoco quando sentì un rumore richiamare la mia attenzione:era lei che, col suo ventaglio, faceva vento fortemente. Una volta ricevuta la mia attenzione, aprii il ventaglio davamti la faccia, come facesse una domanda attensendo la mia risposta. Lì lì, non capì cosa voleva dire, quando poi mi ricordai che mia sorella, pazza sfrenata dell'epoca vittoriana, mi aveva parlato del linguaggio segreto dei ventagli. Il problema è che quella roba non m'interessava quindi non mi ricordo cosa volesse dire,perciò le madai un messaggio e le chiesi cosa significava un ventaglio aperto
    -"che fa caldo" rispose lei col suo pessimo umorismo.
    -"hahah che divertente." le risposi seccamente
    -"grazie mille" scrisse, pur sapendo che non ero serio.
    -"comunque, intendi nella divinazione con la cera,o nel linguaggio segreto dell'epoca vittoriana?" Riprese seriamente, quasi sperando che mi fossi interessato ad una delle 2 cose.
    -" ma che divinazione colla cera! Nel linguaggio vittoriano"
    -" seguimi"
    Ricevuta la risposta, la ringraziai. Ora sapevo cosa mi stava dicendo la ragazza: voleva che la seguissi.
    Andai fuori, o meglio, ci provai, ma le domande dei miei compagni erano inevitabili, quindi, ancor prima che mi chiesero qualcosa, m'arrestai per dire
    -"Vado in giardino, sembra bello, torno subito" e, proprio da dipendenti del telefono che sono,mi risposero senza neanche alzare gli occhi dal display del celllare con un semplice
    -"mh".
    Arrivato in giardino, dall'altra parte dove si trovava la ragazza, la vidi che contonuava a parlarmi tramite quel ventaglio color rosso cremisi. Questa volta, si passò il ventaglio sulla mano sinistra e si coprì parte del viso. Non avevo tempo per chiedere a mia sorella, quindi lo presi per un "voglio parlarti".
    La raggiunsi: era magnifica, elegante e aggraziata. Era la perfezione. La rimasi a guardare per 2 minuti, fino a quando, con un sorriso, mi parlò, e mi disse
    -"Ave, amicus" era troppo bello per essere vero! Ma che diamine di lingua parlava, greco?! Anzi no, ave dovrebbe essere latini. "Ok, ci provo" mi dissi, e le risposi, sperando avesse senzo,:
    -"Ave, amicas" ho pregato che avesse senso, e sembrava essere così dato che sorrise, aggiungendo però
    -"Senza la s"
    -"Ah, scusami: non sono mai stato attento durante le lezioni di greco, ehm, latino" mi corressi immediatamente.
    -"Si vede" disse ridendo.
    -" Ma, malus est", riprese sempre con quel suo affascinante sorriso. La cena era pronta, e sua nonna ci chiamò. Andammo a cenare, insieme ai miei amici. Per cena c'era il leprotto, piatto che i miei amici sembravano non aver gradito. Uno di loro chiese, disgustato,
    -"Come può una così dolce signora, uccidere e cucinare una lepre?"
    La vecchia rise assieme alla nipote, e rispose
    -"Io uccidere una lepre? Oh tesoro, se non avevo la forza e il coraggio per farlo da bambina, figuriamoci ora a 98 anni come avrei potuto ucciderla. È stato mio marito Pio ad uccedere la lepre. Però a cucinarla ci ho pensato io" 98 anni? Quella signora ne mostrava al massimo del massimo 80 o anche meno! Un altro mio amico rispose con
    -"E suo marito, dov'è?"
    -"È andato in città, tornerà la prossima settimana"
    -"Quindi la lepre quando l'ha uccisa?"
    Le cheisi, incuriosito.
    -"Ieri,insieme ad un cinghiale. Inoltre abbiamo anche delle salsicce per questi giorni, poi passeremo alle bistecche"
    Lepri, cinghiali, salsicce e bistecche, come facevano a mangiare tutta questa carne? E soprattutto, come poreva un anziano uccidere la selvaggina? Era meglio non chiederlo. Finita la cena i miei amico salutarono e decisero di andarsene. Io volevo restare per conoscere meglio quella ragazza ma i miei amici mi fecero leva sul fatto di aver pagato quella casa. Quindi, mio malgrado, andammo ma promisi alla giovane che sarei tornato. Di fatti, passata un'incredibile notte orrenda, tornai la mattina da loro.
    Forse è troppo presto, è meglio se aspetto per bussare.
    Pensai, ma ecco che la ragazza si affaccia alla finestra del 3 piano, piano che ieri non avevo neanche notato, e mi fa cenno di incontrarla nel giardino. Aspettai un po' e poi, eccola! La vedevo da lontano colla sua grazia avvicinarsi.
    -Eleonora
    mi disse, come se sapesse già che le stabo per chiedere il nome, senza aver però fiatato. Eleonora, così si chiamava quella splendida fanciulla.
    -Piacere di conoscerti, Eleonora
    le risposi sorridendo.
    -Io mi chiamo...
    -Marco.
    m'interruppe.
    -Marco, figlio di Marco, figlio di Marco per ben 3 volte.
    riprese Eleonora.
    Ebbene sì, nella mia famiglia è da 6 generazioni che i primi geniti si chiamano Marco. Ma come faceva lei a saperlo. Di fatti glielo stavo per chiedere, ma disse subito
    -Ho solo tirato ad indovinare
    -Può anche essere così: che tu abbia indovinato il mio nome è plausibile, ma che tu abbia indovinato anche il fatto che, nella mia famiglia, è da tanto che ci chiamamo Marco, è impossibile!
    Le risposi con molta rabbia, immotivata.
    -Hai ragione, non ho tirato ad indovinare, ho semplicemente chiesto al pendolo varie volte varie cose su di te, e ho scoperto questo
    -Pendolo? Cos'è un pendolo?
    -Un oggetto che pendola
    mi rispose, con arroganza, che non avrei mai pensato esser sua.
    -Sì, grazie fin lì ci arrivavo,intendo dire come funziona e che oggetto è nello soecifico
    Mi mostro una catenella dalla quale pendeva una pietra, se la mise sul palmo della mano, tirò su lentamente e il pendolo oscillò.
    -Quindi, quello è un pendolo?
    -Oui
    Rispose facendo tornare il sorriso quello di una volta. Dopo aver passato l'intera mattinata a parlare, i miei amici mi chiamarono al telefono e mi chiesero
    -Marco, dove sei
    -Sono qui da Eleonora
    -Eleonora? E chi è?
    -La ragazza di ieri sera
    -Ah sì, quella. Vabbè, piuttosto, te stai bene?
    -Non dovrei?
    -Ieri notte non sembrava che stavi tanto apposto
    -E perché? Mi lamentavo un po' per il letto scomodo ma niente di che
    -Prima, dopo hai iniziato a strillare e a piangiere, per poi continuare a dire "AEIOU, AEIOU, AEIOU", ininterrottamente.
    Non sapevo cosa dire,perché avrei dovuto dire tutto il temlo le vocali? Eleonora sembrava preoccupata, o per lo meno,sembrava sapere cosa significasse quell'insieme di vocali. Attaccai e glielo chiesi
    -Sai per caso cosa significa aeiou?
    -N-no, p-perché dovrei?!
    Chiese,esitando
    -Eleonora, tu lo sai.
    -No, ed ora è meglio se te ne vai!
    -Va bene, ma prima andrò a saluatare tua nonna. Mentre me ne andavo, le sentì sospirare "Ita est", o qualcosa del genere.
    Provai a chiamare la signora ma nessuno rispose, quando ad un certo punto sentì dire il mio nome provenire dalla cucina, non era la sua voce, quindi per un attimo pensai di non andare, ma poi la voce mi chiamò ancora. Mi decisi ad entare in cucina, e vidi 2 ombre, sembravano essere due sposi. Mi spaentai a morte, quando mi ripresi vedendo la sognora anziana che cercava di tranquillizzarmi
    -Chi erano?
    -Chi
    -Quei 2
    -Qui siaml noi gli unici 2
    -Avevo visto 2 ombre, ne sono più che sicuro
    -Ah,sapessi di quante cose, pure io, ero più che sicura. Comunque, mi stavi chiamando,no?
    -Sì, i genitori di Eleonora sono Italiani?
    -Solo io e sua madre,suo padre era austriaco,perché?
    -Pura curiosità?
    -Capisco, ti serve altro?
    -No grazie, mi bastava sapere questo.
    Risalì in macchina, e me ne andai di nuovo. Pensai che quella sigla in Austria potesse avere un qualche significato. Ma non potevo saperlo, se non guardando su internet, ma la linea internet nella casa affittata non prendeva. Quella stesa sera i miei amici mi svegliarono dicendo che stavo strillando come ieri, dicendo però che questa volta non stavo ripetendo, come ieri, aeiou, ma alles erdreich ist österreich untertan, oppure austria est impero optime unita, e altre cose in latino e tedesco. Io non parlo né il latino né il tedesco, ma Eleonora sì, quindi avevo deciso che sarei andato da lei a chiederle che significa.
    -Sono degli slogan politici austriaci, dove li hai sentiti?
    -Li ho urlati nel sonno
    Eleonora sbiancò e spalancò gli occhi.
    -Capisco, ora devo andare.
    Mentre me ne rornavo in macchina, vidi 2 persone che mi fissavano, forse una coppia. Passò una settimana, ed arrivò il nonno di Eleonora,il quale lo interrogai sui suoi genitori
    -I genitori di Ele? Due matti: il padre era un narcisista, polito, truffatore e avido. La madre una strega dei boschi. Stavano avendo troppe influenze negative su Eleonora,ma per fortuna morirono in un incidente.
    -Capisco, grazie mille.
    Era ovvio ormai: i genitoro di Eleonora sono diventati fantasmi che infestano la loro casa e ora mi perseguitano perché mi sono innamorato della loro figlia! Perché,perché?
    Passò l'estate, io continuavo a dire code in tedesco e latino mentre dormivo, ed Eleonora non ne voleva parlare, ormai era arrivato il momento di andarmene,ma decisi di dover guardare i nomi dei genitori di Eleonora:
    "Qui giace Catrtina Flauto
    nata il 30-5-1980, morta il 26-9-2000" e
    "Qui giace Karlo
    Vanger Kruber nato il 31-12-1983, morto il 26-9-2000"
    Poi lessi a mala pena una piccola scritta in basso sulle 2 lapidi
    "In seguito ad un soffocamento"
    Ma, i genitori di Eleonora erano morti in un incidente stradale,com'è possibile che ci sia scritto per soffocamento? Che siano stati i nonni di Eleonora? Decisi di dare fuoco alla loro casa, lo so, da pazzi ma è stato un istinto più forte di me, come se non fossi stato io a decidere, poi ripartì subito in macchina con i miei amici che ancora non avevano notato le fiamme. La sera stessa, al telegiornale, sentì di una coppia di anziani morti in campagna a sguito di un incendio,erano loro! Ma Eleonora? Che fine poteva aver fatto?

    03_21


    4 anni fa
  • Torna alla sezione
  • Rispondi

  • Registrati per rispondere a questa discussione!

Crea il tuo forum e il tuo blog · Aiuto · Categorie
Contatti · Status · ForumFree · Versione desktop
Notifiche
Non è presente nessuna notifica